De Vinis (Natalia Franchi)

domenica 18 marzo 2012
di  NLLG

Trattato sul buon uso del vino

Natalia Franchi

De Vinis, 1 maggio 2010


Che a Rabelais piacesse il vino è cosa ormai assodata , le cui origini risalgono alle pagine di una sua opera, Gargantua e Pantagruele, in cui si rivolge a “bevitori illustrissimi” e “infaticabili” come gli unici in grado di apprezzare le gesta dei suoi personaggi.

Non è un caso dunque se nella presente opera Rabelais si produca nella seguente frase: “Bere il vino è, accanto al parlare smodato e alla preghiera ardente, l’attività che distingue l’uomo dagli altri esseri che vivono sulla terra, i volatili, i mammiferi, i rettili, ai quali Dio non ha donato l’anima umana. Questa l’essenza del Trattato sul buon uso del vino, scoperto in versione manoscritta ceca nella biblioteca del Museo nazionale di Praga, attribuito allo spregiudicato e irriverente Rabelais, edito in Italia da una piccola e curiosa casa editrice, la :duepunti di Palermo.

Affascinante inedito ode quasi smodata ai piaceri e ai benefici del vino, il trattato è dedicato, come scritto dall’autore, “al profitto generale della corporazione dei bevitori pantagruelici” ai quali Rabelais ricorda l’importanza capitale del vino e le sue svariate qualità atte a curare molteplici malattie del corpo e dello spirito. Una spassosa elencazione delle proprietà benefiche del vino e di come buona parte del senso della vita ruoti intorno alla bevanda di Bacco, conduce il lettore in una realtà di rara ilarità.

Il vino cura spirito e corpo. Chi è sobrio è incline alla disperazione e ha in continuazione paura. Bere vino in quantità aiuta contro le malattie e i disturbi interni; potente purga, risolve anche problemi quali il bianco degli occhi (cateratta), i topi tedeschi (acne), i calcoli e la “puzza dei denti”.

Mai mischiare il vino a due cose assai pericoloso: l’acqua, definita pericolosa per la vita stessa, e le donne, i cui mariti restano presto con la gola secca. Nel trattato Rabelais riesce a fondere conoscenze dotte e cultura popolar, provocazione e irriverenza, in uno stile unico e ancora nuovo, alla portata di tutti.

Inserita nel volume troviamo un’ulteriore opera di Rabelais, I sogni bislacchi di Pantagruele, 120 esilaranti incisioni a regalarci un viaggio fantastico nell’immaginario pantagruelico.

“Per lo spasso avete tutta la vita, e tutta la morte per il riposo”.