RaiLibro (Maria Agostinelli)

Publié le lunedì  12 marzo 2012
Mis à jour le giovedì  15 marzo 2012

Affabulazione sul Novecento

Maria Agostinelli

RaiLibro, 1 marzo 2006


Raccontare tutto il Novecento europeo in appena 150 pagine: è Europeana, dello scrittore franco-ceco Patrik Ourednik. Grandi eventi, episodi dimenticati, rivoluzioni culturali e intreccio socio-scientifico per un piccolo gioiello di sarcasmo e disincanto.

Fino a qualche anno fa Patrik Ourednik era considerato “uno da tenere d’occhio”, un po’ per il suo vocabolario dei termini non convenzionali nelle opere letterarie ceche (titolo intraducibile: Šmírbuch jazyka českého) un po’ per una certa tendenza al gioco letterario smaliziato e sottile, sicuramente colto e indubbiamente divertente, debitore dichiarato di Perec, Vian, Queneau, Jarry, Vonnegut, Michaux e Rabelais (!).

Oggi tutte le più rosee previsioni sono state confermate, e lo sparuto manipolo di lettori dello scrittore franco-ceco (“La comunità fissa dei miei lettori ammonta più o meno a quattro-cinquemila persone, cosa che agli editori basta”, da un’intervista di Alessandro Catalano) si è allargato tanto da superare i confini delle sue due patrie.

Il merito va a un piccolo libro che nell’edizione italiana (pubblicata dalla ottima Duepunti Edizioni di Palermo) raggiunge appena le centocinquanta pagine. Il titolo è Europeana.

Un successo roboante: libro dell’anno 2001 in Cechia, bestseller in Francia, tradotto un po’ ovunque in Europa, prossimo allo sbarco oltreoceano. Europeana racconta una vicenda ingombrante: il Novecento europeo.

Centocinquanta pagine per cento anni di storia – e che storia – sembrerebbero un po’ poche, ma Ourednik non si scompone, e sentenzia che, in fin dei conti, una pagina e mezza per ogni anno gli sembra più che sufficiente.

Il suo intento dichiarato è quello di trattare il Novecento non tanto come un tema, quanto come una figura letteraria, senza concentrarsi troppo sui fatti ma badando soprattutto alla sintassi, alla retorica, all’espressività tipiche del secolo passato.

È possibile narrare la storia senza utilizzare i mezzi tradizionali? È possibile farne un racconto aggirando i canoni del classico romanzo storico o della scrittura intimistica? Pare di sì: Ourednik ha trovato una formula che, nelle sue stesse parole, “è terribilmente banale pretendendo di essere originale”. Le virgole, i due punti, i punti e virgola sono stati aboliti in blocco e sostituiti da semplici “e”; il filo narrativo non segue lo sviluppo cronologico ma obbedisce a un pensiero ondivago e accosta analogicamente eventi noti ad aneddoti anonimi, a fatti minuscoli e meschini.

Il risultato è spiazzante, antiretorico, corrosivo:

“Dopo la Prima Guerra Mondiale si cominciò ad erigere monumenti ai soldati morti perché non ci si dimenticasse di loro. Gli storici dicevano che i monumenti ai caduti esistevano già prima della Prima Guerra mondiale ma che solo negli anni Venti erano diventati simboli della memoria universale nella civiltà occidentale e gli scultori e i tagliatori di pietra erano contenti di avere tutte queste commesse”.

In più di un’occasione Europeana provoca il riso (assolutamente esilarante l’indecisione occidentale tra nevrosi e depressione, descritta con smagliante compiutezza a pagina 82 e seguenti) ma l’impressione generale che se ne trae è quella di un secolo di cui si hanno poche certezze e nel quale è difficile poter trovare qualcosa di solido: tutto può essere discusso, forse con l’unica eccezione dell’Olocausto.

La voce narrante si pone da un punto di vista apparentemente ingenuo e obiettivo ma fondamentalmente scettico: riferisce di continuo l’opinione dei più saggi – che siano storici, sociologi, scienziati o religiosi – facendo un po’ il verso agli antichi cronisti, e in questa maniera suggerisce che la Storia non è un insieme di fatti oggettivi, ma il risultato dello sforzo interpretativo (quasi sempre fallace) dei saggi in questione.

È proprio così che Ourednik raggiunge la distanza necessaria a compendiare e liquidare in due battute alcuni dei nodi più sentiti, più complicati del Novecento (e non solo).

A proposito del rapporto tra consumismo e religione:

“E nessuno voleva essere povero e tutti volevano un frigorifero e un telefono portatile e un animale da compagnia e una vita sportiva e una carriera dinamica. I filosofi cattolici davano la colpa ai protestanti che attribuivano un valore eccessivo all’AIUTATI CHE DIO T’AIUTA mentre i cattolici credevano piuttosto all’A CIASCUNO LA SUA CROCE.”

A proposito della rivoluzione sessuale:

“E le donne volevano raggiungere l’orgasmo più spesso e gli uomini erano nervosi e andavano incontro a problemi di erezione e si cospargevano il membro virile di cocaina e si facevano psicanalizzare per scoprire se per caso non avessero subìto nell’infanzia un trauma che poi avevano rimosso”.

A detta dell’autore, Europeana basa il suo stile su tre elementi fondamentali: la fretta, l’infantilismo e l’uso di un vocabolario più o meno scientifico, contraddittorio e vacuo. Sono i tre cardini su cui, secondo Ourednik, ruota tutto il Novecento.

Ecco allora che queste centocinquanta pagine indecise tra il saggio e il racconto possono sicuramente essere intese come una guida – toccano tutti i punti fondamentali, e in maniera corretta e concisa – ma una guida nel nulla, o quantomeno in un territorio con confini, città, fiumi e strade dalla consistenza incerta.