Il Tascabile (Luca Mirarchi)

Publié le venerdì  3 febbraio 2017
Mis à jour le domenica  3 settembre 2017

Europeana di Patrik Ourednik

Luca Mirarchi

iltascabile.com, 19. 6. 2017


Spesso ci limitiamo a considerare la Storia dell’uomo come una narrazione che si sviluppa lungo un asse cronologico lineare. Questa miopia contribuisce a distaccare l’attualità da ogni passato che non sia prossimo: non dare il giusto peso alla dimensione ciclica del tempo riduce anche la possibilità di anticipare scenari futuri. Ma se c’è un testo che inquadra gli eventi storici come se fossero tutti interconnessi fra loro, senza costringerli a seguire un ordine che rispecchi la datazione canonica, questo è Europeana. Breve storia del XX secolo, di Patrik Ouředník, tradotto in venti lingue e ora ripubblicato in Italia da Quodlibet. Si tratta di un flusso ininterrotto di paragrafi indipendenti che rimandano l’uno all’altro fino a comporre un puzzle di tessere in apparenza mal combinate e tuttavia ineccepibili nel dare forma al Novecento in scrittura. Un’impostazione che risulta essere funzionale alla capacità predittiva del libro, che già nel 2001 parlava di una “scomparsa della politica tradizionale” e di “internauti che rappresentavano un nuovo tipo di cittadino che veniva chiamato hypercittadino”, sottolineando che “a lungo termine l’eccesso di informazione era ancora più pericoloso della censura comunista perché non suscitava né reazione né volontà di resistere ma ignavia e rassegnazione”.

Ouředník, nato in Cecoslovacchia nel 1957, aveva capito che la società occidentale si era spostata “da una concezione tradizionale della storia come continuità della memoria a una concezione della memoria come proiezione della discontinuità della storia”. Europeana è a tutti gli effetti un libro ricorsivo che retrocede e poi balza in avanti per accostare, senza alcun ordine gerarchico, nuclei tematici in apparenza slegati fra loro (dalle due Guerre mondiali alle Barbie, dal razzismo a Scientology), spesso dissacrandoli con sferzate di humour:

“La gomma da masticare fu inventata da un farmacista americano […] ma si diffuse soltanto negli anni Cinquanta e Sessanta grazie ai giovani che la masticavano per esprimere il loro disaccordo con la società dei consumi e non avevano ancora otturazioni nei denti.”

Il soggetto delle frasi, mai esplicitato (“la psicanalisi fu inventata nel 1900 da un neurologo viennese”), corrisponde in genere a una categoria sociale (la gente, i filosofi, gli americani): il continuo variare del punto di vista e la mancanza di un’interpretazione univoca richiedono dunque un lettore attivo nel rapportarsi al testo.

Europeana è anche un libro combinatorio: il montaggio dei singoli frammenti ha (in sé) una funzione significante che rende compiuto il discorso solamente nella sua interezza. Ad esempio, se prima si fanno coincidere nazismo e comunismo nell’affermare che la democrazia “minava i rapporti sociali e faceva proliferare omosessuali e anarchici e parassiti e scettici e individualisti e alcolizzati ecc.”, a breve distanza si accenna al fatto che la prima legge “sulla sterilizzazione degli elementi inferiori è stata promulgata nel 1907 negli Stati Uniti”, e che in Svezia, fino al 1975, 13.810 uomini e 48.955 donne hanno subìto tale pratica. La precisione dei numeri quantifica la banalità del male e il senso di stupidità dell’uomo, quasi sempre incapace di trarre insegnamento dagli errori commessi. Stupidità che viene ribadita dal collage di luoghi comuni, frasi fatte e slogan che scandiscono la scrittura di Ouředník, come se fossero una serie di istantanee reperite dall’immaginario del Novecento (“Le automobili erano considerate più importanti nei paesi anglosassoni che nei paesi latini dove era più importante avere una bella cravatta ecc.”).

Lo scrittore ceco ha elaborato una struttura linguistica che riflette gli argomenti affrontati, nel tentativo dichiarato di offrire “una sintassi originale del Novecento”. La costruzione paratattica domina e dà luogo a sequenze di frasi che si susseguono con ritmo serrato, aumentando così il senso di frenesia che circonda gli eventi e l’impressione di scollamento che intercorre fra gli individui, atomizzati, e la realtà che stanno vivendo (“Nel XX secolo il sesso ha acquisito una grande importanza in Europa e a poco a poco è diventato più importante della religione e quasi quanto il denaro e tutti volevano accoppiarsi in modi diversi perché il desiderio restasse intatto e gli uomini si cospargevano il membro virile di cocaina per prolungare l’erezione”).

È intuibile, a questo punto, che una storia che non ha un vero inizio non possa avere nemmeno una fine: da ultimo, rimane addosso la sensazione di aver partecipato a una danza macabra inscenata da Ouředník con lucido disincanto, un ballo di fantasmi che ancora proiettano le loro ombre sul nostro futuro.